Estate 1980 – da Duras a GattoRosso

05a estate1980  

ESTATE 1980

Scrittura scenica di Federica Carteri Regia di Roberta Zonellini e Federica Carteri  
Interpreti e personaggi
Federica Carteri è Marguerite Alessandro Meneghelli è Yann
Percorso
Questo lavoro ha subito una certa evoluzione (dal suo debutto – nel gennaio 2013 – alla sua forma definitiva dell’estate 2015) trasformandosi da semplice lettura ad atto unico di video-teatro e musica dal vivo, a ri-allestimento completamente stravolto, a corto teatrale a spettacolo completo che è una forma di teatro post-drammatico, non testocentrico. La sua caratteristica è diventata un costante processo di studio e di crescita, di approccio e di metodo, una sorta di palestra emotiva, tecnica ed estetica in cui ci siamo avvicendati per due anni.   La prima versione nasce in poco meno di una settimana sotto forma di lettura interpretata.   All’epoca Gatto Rosso gestiva a Peschiera del Garda (VR) Spazio SCArt (Sottotetto Caserma di Artiglieria), uno spazio permanente in cui conducevamo un Cafè Letterario ad appuntamento mensile e da qualche tempo avevo pensato di preparare un incontro su Marguerite Duras, una dei miei autori preferiti, ma è stato l’improvviso annullamento del primo spettacolo della prima rassegna di teatro sperimentale (SpaziooffSCArt) che organizzavamo che ha dato il via a tutto. Ad una settimana dall’inizio non avevamo mezzi particolarmente efficaci per comunicare al pubblico l’annullamento e d’altra parte non volevamo “bucare” proprio il primo spettacolo, così abbiamo deciso di preparare una performance da offrire gratuitamente in sostituzione del lavoro in programma. La prima versione di “Estate di pioggia e di vento” è stata scritta, provata e interpretata in cinque giorni in forma di lettura teatrale a due voci.   Il lavoro si basa sui romanzi “Yann Andréa Steiner” di Marguerite Duras e “Questo amore” di Yann Andréa, ed è la storia vera della passione proibita e travolgente tra i due nell’estate 1980, la storia di un grande amore. Lei ha 61 anni e lui 26 quando si conoscono, cinque anni prima, alla presentazione del film “India Song” della Duras. Da quel momento Yann le scrive, quasi tutti i giorni, per molto tempo. Poi le lettere s’interrompono e solo allora lei capisce. E risponde. Yann la raggiunge e da allora, in un’estate di pioggia e di vento, inizia la loro convivenza che termina nel 1996 quando Marguerite, ottantunenne, muore per un tumore alla gola. Leggendo i romanzi ho notato che lo stile di scrittura tra i due autori è simile (non sorprende dato che Yann fu l’assistente di Duras per tutta la durata della loro storia, batteva a macchina per lei mentre Marguerite dettava romanzi, sceneggiature, articoli…) e che entrambi hanno raccontato la storia del loro incontro e successiva convivenza in un libro, così ho deciso di provare a intrecciare gli scritti, come in un dialogo, i ricordi di lei e di lui che si fondono e s’intrecciano.   Il primo copione quindi, istintivo e affrettato, va in scena con Federica Carteri e Roberta Zonellini (ormai da molte produzioni co-regista, spesso attrice, a volte autrice) e una proiezione di sfondo appunto del film “India Song” della Duras, estetico e fotografico, emozionale e di largo respiro, ma senza audio, con le nostre voci narranti. Il lavoro, nonostante fosse ancora grezzo e impreciso, era piaciuto molto, così abbiamo deciso di farne una produzione vera e propria. Lo spunto del film proiettato che facesse da contorno alla storia ci era sembrata una bella occasione per sperimentare qualcosa di nuovo, così abbiamo intrapreso la strada del video teatro. Abbiamo iniziato a fare laboratorio già la settimana successiva (sempre gennaio 2013) lavorando per mesi sui sentimenti che erano emersi dalla storia, quindi attrazione, diffidenza, aggressività, passione, affinità elettive, dipendenza, possesso, depressione, amore, odio, rispetto, devianze, con la presenza costante e a volte invadente di una telecamera. Purtroppo in quel periodo siamo anche incappati in una sorta di “crisi” del gruppo, che si stava sfaldando per vari e quanti motivi che non sto a raccontare, con il risultato che ci eravamo trovati sprovvisti di attori uomini e con il desiderio e la necessità di mettere in scena il lavoro per le date estive. Modificai il testo in modo che rappresentasse due versioni di Marguerite: una donna a confronto con se stessa, con i propri ricordi e pulsioni, una se stessa lucida e razionale e l’altra istintiva ed emotiva. Le due attrici sono Federica Carteri (io stessa) ed Eliana Liverani e, registicamente parlando, ho voluto intrecciare il lavoro attoriale sia fisico che vocale delle interpreti con le note suadenti del flauto traverso suonato on stage (da Elisa Bellini) e la potenza visiva della ripresa cinematografica. Il video, girato e montato da Federica Carteri e Roberta Zonellini, era una sorta di video scenografia e allo stesso tempo di supporto interattivo (lo spettacolo che ha performato nell’estate 2013 e primi mesi del 2014).   Il passaggio successivo è stato l’abbandono di Eliana Liverani e il conseguente ri-allestimento del progetto che ha mantenuto una struttura a due voci narranti con flauto dal vivo e videoproiezione, ma come unica interprete nel lavoro corporeo Federica Carteri. Lo spettacolo in questa forma è andato in scena solamente una volta in forma di prova aperta, ma la regia di Federica Carteri, affiancata da quel momento da Roberta Zonellini, trovandolo in un qualche modo mutilato ha deciso di non riproporlo più in quella forma.   L’incontro con Emiliano Fiorini per un’altra produzione Gatto Rosso, ha riportato alla ribalta il progetto e tutti e tre abbiamo deciso di affrontare un ulteriore riallestimento con Federica Carteri nel ruolo di Marguerite ed Emiliano Fiorini in quello di Yann. Durante le prove del testo partite da zero, come fosse un lavoro nuovissimo eppure estremamente familiare, ci siamo resi conto che il punto focale di tutta la storia di Marguerite e Yann si concentra nel momento del loro incontro e che sarebbe stato uno stralcio che basta a se stesso per sintetizzare il loro complesso rapporto di attrazione e possesso, sudditanza psicologica e al contempo dominanza, dolcezza e aggressività. Un equilibrio di contrasti che ha fatto emergere momenti estremamente carnali di passione istantanea e devastante e di confronto tra un uomo e una donna che stanno per buttarsi in una relazione che contro tutte le aspettative li avrebbe legati per tutta la vita. Un estratto dal titolo “Estate di pioggia e di vento” debutta come corto teatrale il 29 marzo 2015 alla rassegna “Corti in Festival” di UILT Veneto a Conegliano (TV) ed è stato selezionato dal Centro Studi Nazionale UILT per andare in scena a Bologna all’Assemblea Nazionale dell’11 aprile con altri 4 lavori di altrettante compagnie. In scena Federica Carteri nel ruolo di Marguerite ed Emiliano Fiorini in quello di Yann. Purtroppo il percorso con Fiorini si è concluso, per problemi personali dell’attore, agli inizi dell’estate e ci ha visti costretti alla sostituzione con Alessandro Meneghelli che è coincisa anche con un’ulteriore evoluzione del processo drammaturgico. Il testo, seppur fatto di una scrittura scarna ed essenziale, immediata  e a volte brutale nel rispetto dello stile sia della Duras che di Andréa, ci appariva troppo didascalico rispetto all’energia mossa in scena dalle azioni fisiche degli interpreti. Ne è seguito un lavoro “per sottrazione” dove abbiamo progressivamente eliminato blocchi interi di battute e monologhi lasciando ai soli corpi la narrazione, ma ancora sentivamo la necessità di “pulire” i dialoghi. Il risultato è stata una ulteriore riscrittura che in una pagina di copione e una manciata di battute racconta in modo poetico l’intera relazione tra Marguerite e Yann e che tuttavia è diventata una storia universale trascendendo la vicenda biografica dei personaggi. Portiamo in scena Marguerite e Yann, raccontiamo esattamente la loro relazione e i loro sentimenti, ma è la storia di tutti, di un uomo e una donna. Non serve conoscere la vita di Duras, e non importa nemmeno, quello che mettiamo in scena è una storia d’amore e di passione, di incomprensioni, di conflitti, di addii e di ritorni. Abbiamo scelto di non interrompere il flusso emotivo ed emozionale dei corpi con le parole sostituite da una scrittura scenica estremamente dettagliata in cui il tessuto drammaturgico è fatto di corpi e velocità estremamente rallentate, che segnano una dilatazione del tempo e un segno fisico plastico, quasi fotografico, alternate a momenti invece molto più rapidi, quasi violenti, durante gli amplessi e la lotta, in cui il corpo ha un ritmo diverso, più “sporco” e scomposto, fatto di istinto animale e di sensi. In tutto il lavoro la musica e la luce disegnano e sostengono l’emissione emotiva degli attori e le uniche due pause di silenzio, prima e dopo la lotta, diventano un momento in cui il respiro, la fatica, il tumulto emotivo, assumono un peso, il tempo si amplifica e l’emozione rimane sospesa.   Il lavoro così ultimato ha debuttato a Verona nell’agosto 2015 per replicare a Valeggio s/M (VR) e a settembre a Oliveto Citra (SA) per la prima edizione di “Tracce – Studio Osservatorio sul Teatro Contemporaneo”. L’esperienza di “Tracce” è stata totalizzante: un’opportunità che dovrebbero cogliere tutti, non solo le compagnie selezionate per esibirsi, sia da un punto di vista umano che di studio. È stato un momento di confronto estremamente formativo che ci ha permesso di relazionarci non solo con altre compagnie che si misurano, come noi, con il teatro contemporaneo, e con colleghi che hanno scelto percorsi diversi ma anche e soprattutto con docenti e personalità che hanno offerto una serie di input e visioni difficili da dimenticare. Gli spunti colti durante i convegni e le conferenze e naturalmente i laboratori, sono una risorsa cui attingeremo spesso nel nostro percorso di ricerca e sperimentazione, hanno stimolato la nostra innata curiosità e permesso di scorgere altre strade, magari non adatte a noi, a volte premature, ma che ci hanno ancora di più motivati e spinti a continuare a lavorare sodo. Siamo tornati in “sala prove” con una serie di strumenti in più nella nostra “valigia dell’attore” e con tanta voglia di riempirla ancora e presto e sempre più spesso.  

Federica Carteri Autore, regista, attrice