EUGENIO BARBA – In viaggio con l’Odin Teatret

Il workshop con Odin Teatret, l’immenso Eugenio Barba e la meravigliosa Julia Varley si è tenuto il 10, 11 e 12 febbraio 2017 a Trento nell’ambito del Festival WanderLust promosso dal neonato UILT Trentino, Centro Teatro, ConSolida, Comune di Trento e in collaborazione con l’Università degli Studi di Trento e Opera Universitaria. Il cartellone, in cui si inserivano le varie sessioni del workshop, è stato fitto di impegni: il seminario “In viaggio con l’Odin” con Eugenio Barba, Marco De Marinis, Sandra Pietrini e Julia Varley, l’installazione narrante partecipativa “V_OE_KSTHUS nella serra dell’Odin Teatret” di Rossella Viti, Roberto Giannini e Vocabolomacchia (produzione Ippocampo), l’incontro pubblico “Alterità come ricerca dell’identità: in viaggio” con Eugenio Barba, le proiezioni “La conquista della differenza” di produzione Odin Teatret (Holstebro 2013) e “Il paese dove gli alberi volano” di Jacopo Quadri e Davide Barletti (Italia 2015); infine lo spettacolo “Ave Maria” di Odin Teatret con Julia Varley, regia di Eugenio Barba al Teatro SanbàPolis. Quando alla “chiusura lavori” mi sono timidamente avvicinata al Maestro Barba e gli ho porto la consumata copia di “La canoa di carta” che in questi anni ho letto e riletto tante volte, vederlo con affetto firmare la pagina ingiallita dal tempo, dai viaggi, dall’uso – praticamente un pezzetto di me – e sollevare lo sguardo penetrante di chi ha visto e sperimentato tanto nella sua esistenza, vederlo sorridere benevolo e abbracciarmi incoraggiante è stato uno dei momenti più esaltanti di tutta la mia vita. In quel gesto, forse poca cosa per chi non può sapere cosa significhi incontrare e assorbire sapere da una “leggenda vivente” come lui, ho sentito uno di quei “grumi di energia” che ha nominato spesso in questi tre giorni di lavoro insieme. Tutto quello che lui e l’Odin rappresentano si condensano nel semplice concetto che ci ha fatto “odorare” in queste ore in cui abbiamo condiviso le tavole di legno chiaro, le pareti scure, i silenzi, i respiri affaticati, gli sguardi: il processo creativo dell’attore nella trasposizione in azioni fisiche di accadimenti, parole, emozioni, realtà. Tutto qui. Niente di più e niente di meno. L’irripetibilità del gesto mosso da un impulso profondo, i percorsi associativi che permettono allo spettatore di goderne. Semplice. La prosodia e l’ossimoro da ricercare in ogni segmento, l’ovvietà e la prevedibilità da evitare a tutti costi, la spontaneità ma la fuga dai propri cliché, la partitura delle azioni e la ricerca dell’autenticità. Semplice. Tutto quello che ci ha insegnato è già dentro di noi, basta solo tirarlo fuori: con ascolto, fatica, impegno, dedizione, studio, lavoro. Semplice. Grazie Eugenio Barba. Grazie Julia Varley.