FORMAZIONE

07 formazione  

Formare: dare una forma.

Secondo gli esperti la formazione è il contributo e lo stimolo alla crescita e allo sviluppo delle competenze e del talento, ma non avviene istantaneamente, necessita di un tempo tecnico in cui si assimila e si comprende. Solo un impegno costante, continuativo, serio, permette di strutturare, solidificare e rinforzare in maniera completa e duratura quanto appreso. Senza indagare ambiti come la pedagogia, la scienza, la teologia, la filosofia, non possiamo ignorare però che la formazione fa parte della vita: è un passaggio di idee, di pensiero, di cultura, di conoscenza, di contenuti, di capacità, di modi di pensare e di essere che comincia in tenera età e dovrebbe continuare fino alla morte. Non possiamo illuderci che nella realtà del teatro, la nostra realtà, sia immune da questo processo e basti salire su un palcoscenico per diffondere sentimenti, emozioni, messaggi o qualunque cosa il motivo che ci spinge a farlo.  Il processo di comunicazione è immensamente più evoluto e complesso; esso va appreso, elaborato, messo in pratica e continuamente aggiustato.

Nel percorso di formazione si avvicendano due figure: il formatore e il formando.

Il formatore ci aiuta, ci fornisce gli strumenti per elaborare il nostro proprio linguaggio, che sia del corpo o dell’anima o di entrambi, ma sta al formando acquisire tali strumenti e contenuti, metabolizzarli, farli propri e usarli. Se il potenziale che abbiamo non viene sfruttato, che sia per pigrizia o mancanza di mezzi, è come non averlo. Se il talento e le cose da dire che sono racchiuse in ognuno di noi non trovano la strada per uscire e “parlare” a chi ci sta guardando, è come non averli.

E come sappiamo quali strumenti sono adatti a noi?

Quali sono quelli giusti per stimolarci? Quali sono i mezzi che  ci “comunicano” gli input di cui abbiamo bisogno? Non lo sappiamo. Dobbiamo provare, esplorare metodi diversi, insegnanti / formatori diversi, per trovare quelli adatti a noi, ma senza dimenticare che in ogni esperienza capitalizziamo qualcosa, anche in quelle che ci paiono a prima vista inutili o addirittura dannose, perché proprio da lì capiamo quello che non ci piace o non va bene per noi o non dobbiamo o vogliamo fare. Siamo miopi. Ci limitiamo a fare le cose che sappiamo fare nelle nostre sale prove (un rifugio protetto), nei nostri teatri con il pubblico amico che ci conosce bene e sa quello che stiamo per portare in scena. Siamo pigri, perché studiare, cambiare metodo, provare cose nuove e “rischiare” costa fatica… “lacrime, sudore e sangue”. Ma è così che si cresce. Non c’è altro modo.

Investite sulla formazione.

Investite pochi euro, il vostro tempo, il sudore, voi stessi. Ma investite. Se amate l’odore polveroso del palcoscenico, il silenzio tra le quinte di una scena vuota, un sipario abbassato, i camerini, quell’attimo di silenzio sospeso prima di un applauso, il sentore della fatica, le lacrime che scendono per un’emozione a stento trattenuta… fate formazione. E partecipate ai seminari, mettetevi in gioco, rischiate tutto quello che siete, perché quello che riceverete è tanto – ma tanto di più – di quello che darete… studiate e crescete. Dal più profondo del vostro essere mandate un messaggio perché se anche uno solo tra gli spettatori uscirà cambiato dal vostro spettacolo e lascerà il teatro con un dubbio, una sensazione, una domanda che chiede a gran voce una risposta… la fatica spesa e il sudore versato saranno valsi la pena. Allora non centinaia di spettatori saranno importanti, ma uno soltanto che comprenda VOI sarà valso la pena. Tutto il resto è politica, economia, profitto, potere, insulsi e sterili traffici. Tutto il resto non importa nulla e sarà dimenticato. Fate formazione e amate il teatro che – come scrisse Oscar Wilde in Dorian Gray – “ È tanto più vero della vita.”

Continua ricerca, studio, formazione

Lo studio fatto negli ultimi 24 mesi con Eugenio Barba, Michele Monetta, Cathy Marchand, Nina Dipla e altri fantastici formatori quali Enrico Pitozzi, Flavio Cipriani, Roberto Totola e Marina Furlani e molti altri, ci rendono consapevoli più che mai che per crescere e migliorare non bisogna mai fermarsi. Così ogni volta, ad ogni incontro, laboratorio, sessione di prove, ripartiamo dagli esercizi, dalla biomeccanica, da Mejerchol’d, Decroux, Barba, Grotowski, dal Living Theatre. Ripensiamo alle esperienze con Wanda Moretti e Marina Rossi e decidiamo approfondiamo il contact improvisation con l’aiuto di una giovanissima Elisabetta Trevenzuoli e portiamo al limite i nostri corpi, non di danzatori ma di attori, proviamo ad abbattere il muro della separazione delle abilità. Cerchiamo sempre nuovi stimoli e proviamo ad approfondire qualsiasi cosa attiri in nostro interesse e ci stimoli, cerchiamo di riempire la nostra “valigia dell’attore” con più strumenti possibile ed è un lavoro che non finisce mai… ma il bello sta proprio qui.