FRANCESCA BARTELLINI

Interpretare Shakespeare – I colori delle emozioni

Il 29 maggio 2017, in concomitanza con l’Assemblea Nazionale UILT di Cattolica (AN) e con la messa in scena da parte di 5 compagnie di altrettante performance nell’ambito di “Esercizi di drammaturgia – dal II atto del Macbeth di William Shakespeare, la morte di Duncan”, il Centro Studi ha proposto il laboratorio condotto da Francesca Bartellini “Interpretare Shakespeare”. Francesca, milanese di origine, oggi vive tra il lago di Bolsena, Roma e Parigi dove insegna tecnica teatrale e cinematografica relativa all’acting. La sua formazione anglo-americana, che l’ha portata ad elaborare una didattica a partire dagli insegnamenti di John Strasberg, di cui è stata allieva e a cui è legata da un’amicizia di lunga data, conduce all’intima esplorazione della propria psiche per arrivare al gesto, alle intenzioni e all’uso dello spazio. Ma lavorare con Francesca Bartellini non è solo questo: è entrare nel mondo di Shakespeare e del Globe Theatre, ma anche nel Rinascimento Italiano con le relazioni tra acqua, aria, terra e fuoco, che rappresentano la materia di cui è fatta la realtà, e con le forze della natura, con il sole “il grande principe”; lavorare con Francesca è approcciarsi alla filosofia per comprendere una visione, quella shakespeariana, dell’uomo al centro dell’universo ma ad esso connesso attraverso i quattro elementi; lavorare con questa donna eclettica e di grande temperamento è riappropriarsi dell’immaginazione e riscoprire la possibilità, il dovere, la voglia di diventare artisti con una molteplicità, com’era Shakespeare “poeta, filosofo e attore” (dalla scritta sulla sua epigrafe). Il lavoro sui personaggi, sulle scene e i monologhi che sono stati lasciati a discrezione dei partecipanti, è stato affrontato alla luce di questi concetti, alla figura umana racchiusa tra il “divino”, cui si tende con la morale e l’etica, e il “demoniaco”, sotterraneo rispetto a questo mondo, e la realtà attraversata da persone in carne e ossa ma anche da forze spirituali che si concretizzano (fantasmi, spettri, streghe) e in cui l’amore, che è la sostanza del mondo, è una luce che collega ogni cosa. Questo è lo Shakespeare di Francesca, il drammaturgo, l’attore e l’uomo che con parole sublimi ha disegnato personaggi fluttuanti nel tempo sino a noi come archetipi che possono e devono trovare una strada con la modernità per essere veri in questo mondo, in questa realtà. Uno Shakespeare in cui le atmosfere che aleggiano intorno ad ogni personaggio lo delineano e lo nutrono, si fondono e compenetrano una con l’altra. Approcciare Shakespeare con un corpo fisico e vivo e reagente agli stimoli sonori e tattili prima che con i suoi sublimi versi, è stato un punto di vista sicuramente nuovo, interessante, accattivante, che ha saputo porre ogni cosa in una prospettiva di ricerca di emozioni e pensieri che possano rappresentare, oggi come allora, una forza dirompente. Trovare Shakespeare dentro di noi è stata una sorpresa, perché troppe volte ci è stato proposto come lontano, troppo lontano da noi. E irraggiungibile. Invece la sua umanità, la sua verità, la sua attualità, sono la vera forza che lo ha fatto giungere intatto fino ad oggi. Sentimenti che hanno suscitato in noi partecipanti un’urgenza, quella di capire ancora meglio, di scoprire di più, di proseguire su questa strada appena imboccata, e che si sono concretizzati rapidamente in vari altri laboratori programmati nelle settimane e mesi a venire su e giù per l’Italia.  

F.C.