INTERVENTO 26 marzo 2017

Giornata Mondiale del Teatro e Assemblea Regionale UILT Veneto (Auditorium Dina Orsi – Conegliano Veneto – TV)

  In questi giorni leggevo un’intervista a Gabriele Lavia che, pungolato dal giornalista a proposito di quale insegnamento e prima regola teatrale ha dato ai suoi figli attori, diceva “Il teatro non s’impara, si ruba, come faceva Picasso. Pablo Picasso diceva: < Io no copio. Rubo >. Ai miei tempi, quando ero giovane, c’era questa usanza: attori giovanissimi stavano dietro le quinte e rubavano, rubavano agli attori importanti. Adesso non si fa più.“ Questo commento mi ha fatto molto riflettere perché è tristemente vero. Un po’ perché non ne abbiamo la possibilità, un po’ perché non sappiamo o vogliamo cogliere l’occasione, raramente ci mettiamo in una posizione di ascolto e osservazione tali da poter “rubare l’arte”. Il mio primo maestro – Roberto Totola – quando noi allievi-attori andavamo ad aiutare durante l’allestimento dei suoi spettacoli e chiedevamo “cosa devo fare?” diceva, anzi dice “è inutile che ti spieghi quello che devi fare. Perdo più tempo a spiegartelo che a farmelo da solo. Mettiti lì e guarda. E quando hai capito cosa serve, fallo”. Un’altra cosa che mi ha insegnato è che “l’attore di teatro è un artigiano. E gli artigiani il mestiere ce l’hanno in mano. Devi sapere tutto quello che succede dentro e fuori la scena, anche come cucire un costume, per prevedere dove potrebbe rompersi, come puntare un faro, per sapere fino a dove spingerti in scena per essere in luce, come inserire una musica, per sapere quando parlare e alzare abbastanza la voce da farti sentire. Non basta che tu sappia le tue battute e i movimenti che devi fare. Devi sapere tutto”. Stava a noi poi sviluppare, affinare e potenziare i mezzi che ci aveva fornito con la scuola. Guardando e ascoltando. Gli attori ormai, soprattutto noi amatori, raramente, anche volendo, hanno la possibilità di essere abbastanza vicini ai grandi attori da poter “rubare il mestiere”, la nostra occasione sono i formatori. Formare: dare una forma. La formazione è il contributo e lo stimolo alla crescita e allo sviluppo delle competenze e del talento, ma non avviene istantaneamente, necessita di un tempo tecnico in cui si assimila e si comprende. Solo un impegno costante, continuativo, serio, permette di strutturare, solidificare e rinforzare in maniera completa e duratura quanto appreso. La formazione fa parte della vita: è un passaggio di idee, di pensiero, di cultura, di conoscenza, di contenuti, di capacità, di modi di pensare e di essere che comincia in tenera età e continua fino alla morte. Non possiamo illuderci che nella realtà del teatro, la nostra realtà, basti salire su un palcoscenico per diffondere sentimenti, emozioni, messaggi o qualunque cosa ci spinga a farlo. Il formatore ci aiuta, ci fornisce gli strumenti per elaborare il nostro proprio linguaggio, che sia del corpo o dell’anima o di entrambi, ma sta al formando acquisire tali strumenti e contenuti, metabolizzarli, farli propri e usarli. Se il potenziale che abbiamo non viene sfruttato, che sia per pigrizia o mancanza di mezzi, è come non averlo. Se il talento e le cose da dire che sono racchiuse in ognuno di noi non trovano la strada per uscire e “parlare” a chi ci sta guardando, è come non averli. E come sappiamo quali strumenti sono adatti a noi, sono giusti per stimolarci, ci “comunicano” gli input di cui abbiamo bisogno? Non lo sappiamo. Dobbiamo provare, esplorare metodi diversi, insegnanti / formatori diversi, per trovare quelli adatti a noi, ma senza dimenticare che in ogni esperienza capitalizziamo qualcosa, anche in quelle che ci paiono a prima vista inutili o addirittura dannose, perché proprio da lì capiamo quello che non ci piace o non va bene per noi o non dobbiamo o vogliamo fare. UILT e Centro Studi ci permettono di fare meravigliose esperienze, di venire in contatto con realtà didattiche, intellettuali, culturali, creative e artistiche che sono impagabili. Lo sforzo economico che ci viene richiesto, di per sé estremamente contenuto grazie all’impegno del Centro Studi che copre la maggior parte dei costi perché vuole investire su di noi, perché crede in noi più di quanto  facciamo noi stessi, ci permette di venire in contatto e di godere di personalità, competenze e conoscenze che altrimenti sarebbero totalmente al di fuori della nostra portata, ma nonostante ciò l’affluenza ai corsi, ai seminari, ai laboratori, è contenuta. Non sappiamo cogliere l’occasione, non apprezziamo il privilegio che ci viene concesso. Le persone che investono su se stesse e sulla propria formazione tendono, per fortuna e purtroppo, ad essere sempre le stesse… ai laboratori ci conosciamo tutti perché siamo sempre gli stessi. Perché? Da quando sono in UILT, dal 2011, ho frequentato, sia con UILT che autonomamente, più stage possibile e sono venuta in contatto con maestri immensi: Eugenio Barba e Julia Varley (Odin Teatret), Cathy Marchand (Living Theater), Michele Monetta (allievo di Etienne Decroux), Nina Dipla (danzatrice di Pina Bausch), ma anche Flavio Cipriani (Direttore del Centro Studi), Francesco Facciolli (Teatro dei Picari – Macerata) e molti altri che non sto nemmeno a nominare perché ciascuno di loro mi ha arricchito talmente tanto e in modi talmente diversi che non farei giustizia con un banale elenco di nomi. Dal 2013 mi sono impegnata io stessa nel Gruppo Formazione per dare il mio contributo alla diffusione dell’arte teatrale attraverso lo studio. Perché non dobbiamo mai smettere di studiare se vogliamo continuare a crescere, non dobbiamo smettere di imparare se vogliamo migliorare. Dobbiamo solo essere predisposti all’ascolto, dobbiamo “rubare l’arte”, per questo è importante assistere da uditori tanto quanto partecipare attivamente a un seminario. E ci vuole umiltà, rispetto, disciplina, fatica, che non sempre ho visto nei gruppi che hanno partecipato ai laboratori. Ma questa è un’altra storia. La UILT è nata – cito – per quelle “compagnie che considerano il “fare teatro” un momento di creatività, di diversificazione, di sperimentazione, insomma di crescita culturale ed artistica, piuttosto che mera esibizione che imita pedissequamente il teatro professionistico.” Per fare questo dobbiamo studiare. Il Manifesto di UILT Veneto che tutti abbiamo sottoscritto si fregia di praticare un teatro “popolare”, “educativo”, “di ricerca”, “di valorizzazione delle specificità territoriali”, “di formazione permanente” per una continua crescita artistica degli associati. Perdonatemi ma questa crescita non riesco a vederla, come non vedo – mi permetto di nuovo di citare – “la valorizzazione della espressione dell’arte drammatica in ogni sua forma, libera da preconcetti o schemi predefiniti, sempre tutelata rispettando e assicurando ad ognuno il proprio autonomo percorso artistico.” Non la vedo perché per arrivare a questo dobbiamo studiare. E studiare molto. Invece siamo pigri e miopi. Ci limitiamo a fare le cose che sappiamo fare nelle nostre sale prove (un rifugio protetto), nei nostri teatri con il pubblico amico che ci conosce bene e sa quello che stiamo per portare in scena. Siamo pigri, perché studiare, cambiare metodo, provare cose nuove e “rischiare” costa fatica… “lacrime, sudore e sangue”. Ma è così che si cresce. Non c’è altro modo. Investite sulla formazione. Investite pochi euro, il vostro tempo, il sudore, voi stessi. Ma investite. Se amate l’odore polveroso del palcoscenico, il silenzio tra le quinte di una scena vuota, un sipario abbassato, i camerini, quell’attimo di silenzio sospeso prima di un applauso, il sentore della fatica, le lacrime che scendono per un’emozione a stento trattenuta… fate formazione. E partecipate ai seminari, mettetevi in gioco, rischiate tutto quello che siete, perché quello che riceverete è tanto – ma tanto di più – di quello che darete… studiate e crescete. Dal più profondo del vostro essere mandate un messaggio perché se anche uno solo tra gli spettatori uscirà cambiato dal vostro spettacolo e lascerà il teatro con un dubbio, una sensazione, una domanda che chiede a gran voce una risposta… la fatica spesa e il sudore versato saranno valsi la pena. Allora non centinaia di spettatori saranno importanti, ma uno soltanto che comprenda VOI sarà valso la pena. Tutto il resto è politica, economia, profitto, potere, insulsi e sterili traffici. Tutto il resto non importa nulla e sarà dimenticato. Fate formazione, andate a teatro e AMATE il teatro che – come scrisse Oscar Wilde – “ È tanto più vero della vita.”

Federica Carteri